VERONA S.U.V.

Sport Utility Vagon? Mah! Ciò che segue è un'accorta disamina dei significati correnti in Verona del termine S.U.V., nelle scaligere e fiorentine favelle, ad uso dei parlanti le medesime, ad opera di un Veronese tuto mato.

martedì 1 aprile 2008

VERONA S.U.V. - Introduzione (testo bilingue)

Al lettore 

E’ parso bene, ad uso dello scaligero e del fiorentino lettore, con particolar risguardo a colui che poco uso fosse alla comparazione delle due favelle, compilare a tempo perso un dizionario il cui oggetto fosse il novello aureo vitello al cui trono, in Verona e altrove, s’inchina il popolo peregrinante: la vettura fuoristrada di gran lusso, che la britannica lingua definisce S.U.V., che così si spiega: Sport Utility Vagon – vettura, cioè, sportiva, ma utile in sovrappiù.

Chi sia edotto nelle vicende del delicato animo veronese, cordialmente apprezza nella popolazione della ridente urbe atesina il genio della favella, che la novità dei tempi non cessa di alimentare con novelli oggetti, chiamandola a cimento: tale, appunto, la novella S.U.V.

Tra le vie del centro scaligero, infatti, da tempo si moltiplicano dette vetture, ed occupano spazi, occludono percorsi, intersecano l’itinerario dei passanti, diffondono nell’aria aromi convenienti, dirigono sovente in direzioni che l’occhio giudicherebbe infauste.

Il genio veronese, si sa, è nel marmo, nel recioto e nella inesauribile favella, che risuona nelle vie con blandi accenti. Tale genialità l’apparizione delle sopraddette vetture ha stimolato e provocato alla ridente luce della Bra.

Il nostro modesto contributo è così ripartito:

1. la presente Introduzione;

2. Dizionario fiorentino/scaligero;

3. Dizionario scaligero/fiorentino.

A te, lettore, il benevolo giudizio su questa mia fatica: ma là dove la mia perizia avrà mancato, la tua bontà saprà donare venia.

Un veronese dalle facoltà mentali permanentemente alterate

 

A cì che ghà bon tempo 

M’è sembrà ben, parché de gente in giro ghe n’è tanta, e no i-è mìa tuti de qua, e molti de noantri l’italian no i le capisse e gnanca i volaréa, e molti de lori, par de più teròni, i parla teròn e no i capìsse un’ostia, par no dir de-i moreti e de-i altri là de Veroneta.

Insoma, m’è vegnùa la vòia de scrimaciàr du cassàde su-i gipòni, che a tanti i piàse come i fùsse de oro. A cossa sèrveli, no se sa: pasiensa.

Gh’è da dir che ‘sti gipòni i ne ciàma a siménto: i-è da par tuto, e anca mi ghe ne digo un fràco tuti i dì. 

La léngua, insoma, ghe l’ho ancora, e nò solo mi. E se vòi usarla come me par a mi, sarò paron! Sa ve par?

Se ve piase, manco mal. Se no ve piase, i-è fati vostri, e no stè a vegnér da mi, che no me ciava gnanca un ciccio.

Stème ben

Un veronese tuto mato


LESSICO MINIMO

FIORENTINO/SCALIGERO/FIORENTINO


S.U.V.

Sport Utility Vagon / Lussuosa vettura fuoristrada ad uso cittadino

Gipòn, m.; pl. Gipòni


Gipòn, m.; pl. Gipòni

S. U. V. / Sport Utility Vagon / Lussuosa vettura fuoristrada ad uso cittadino


suvàro m. s.; f. suvàra

m. pl. suvàri; f. pl. suvàre

Conducente/i di S.U.V., cioè di Sport Utility Vagon / Conducente/i di Lussuosa vettura fuoristrada

REPERTORIO SCALIGERO-FIORENTINO

Nelle ridenti vie della bella Verona, ho udito espressioni di ammirato stupore, ma anche di vernacola stizza, indirizzate all’oggetto di cui sopra, cioè al lussuoso fuoristrada e/o al di esso conducente o conduttrice, definito dallo scaligero con il pittoresco epiteto “suvàro” – ove per “suvàro” o “suvàra” si intende: “conducente o conduttrice di S.U.V.”, cioè di lussuosa fuoristrada; trattasi di vox media, priva di connotazioni qualitative, ma che nell’uso, associata ad altri epiteti, patronimici, determinazioni di luogo e di tempo, espressioni di dubbio, timore o possibilità, assume le più varie coloriture.

Accompagnandomi a un’amico di altra provenienza, non venetica né lombarda, ma romano-terronica, parlante egli un puro fiorentino benché screziato appena di ascolano, mi vidi più e più fiate interrogato sull’esatta valenza semantica di dette espressioni. 

A uso di lui, ma anche di tutti coloro che per le vie della ridente Verona odano ciò che i lussuosi fuoristrada, assieme ai loro conducenti e conduttrici, evocano nelle acute favelle degli scaligeri, ho composto quanto segue.

 

Sèto Usarlo, Vèra?

“Chiedo conferma del fatto che tu sia in grado di utilizzare con competenza e sufficiente abilità le possibilità tecniche che il mezzo del quale ti sei posto alla guida ti fornisce”

 

Savérlo Usàr, Va bèn?

“Ti chiedo se non sia opportuno, prima di assidersi al posto di manovra di un lussuoso fuoristrada, accertarsi di essere effettivamente in possesso dei requisiti psicofisici necessari al suo impiego ottimale, nonché dell’esatta conoscenza da parte tua delle procedure necessarie ad un apprezzabile contegno di guida”

 

...te lo sé che te Sì Un Vanèsio?

“Sei al corrente del fatto che la vanità occupa, nel quadro dei tratti che compongono la tua non comune personalità, un ruolo assolutamente rilevante, al punto tale da mettere in ombra la presenza in essa d’ogni altra connotazione e da presentare carattere di netta dominanza nell’universo della tua emotività?”

Espressioni dubitative, vagamente suppositive, che potrebbero configurare un’aspettativa negativa in colui che le pronunzia, espressa a propria volta dal tono, dall’inclinazione della testa, dal moto delle ciglia.

 

Sarìa Utile Vardar…

“L’utilizzo delle facoltà percettive attraverso il canale visivo, mediante un adeguato impiego del taccuino visuo-spaziale caratteristico del sistema della Memoria a Breve Termine, rivestirebbe carattere di indubbia utilità nell'esercizio delle tua facoltà cognitive nel mentre sei alla guida di un lussuoso fuoristrada”.

Espressione rassegnata, a sfondo livemente ironico, che lo scaligero rivolge al conducente, o più spesso alla conduttrice, di lussuoso fuoristrada, vedendolo/a impegnato/a in manovre di parcheggio; essa risuona a mezza voce, accompagnata da un lieve sorriso, una volta ch’egli/ella abbia atterrato una fioriera del Comune, ammaccato lo sportello di un’auto in sosta, inclinato un lampione, travolto un cavalletto degli operai AGSM.

 

Sa èlo, Un Veliér?

“Chiedo quale sia l'esatta definizione dell’imponente mezzo di trasporto che ha occupato temporaneamente il mio campo visivo, non riuscendo a identificarne con precisione la forma, caratterizzata da linee che fatico a categorizzare mediante riduzione a categorie che già mi siano note e constatando che le dimensioni appaiono davvero eccessive, specialmente in relazione alla conformazione della antiche vie della mia bella città; trovo che detto mezzo somigli ad una nave con propulsione a vela, ma ciò mi appare alquanto strano”.

 

Sìto Un Vescovo?

“Appartieni forse alla più alta gerarchia ecclesiastica, così che ciò renda accettabile il fatto che tu percorra le anguste vie della nostra bella città ostentando un tale lusso e chiedendo ad ogni passante un reverente quanto presto omaggio?”

 

Spacà, Usà, Vendùo

“Gravemente danneggiato a causa dell’imprudente condotta di guida unita all’imperizia nell’esecuzione delle necessarie procedure di manovra, utilizzato fino al consumarsi delle possibilità d’impiego, e poi furbescamente venduto ad un arrivista esibizionista, desideroso di far mostra di sé, ignaro della turlupinatura che veniva con ciò architettata ai suoi danni”

 

Prego il gentil lettore di prestare la massima attenzione al dialogo che segue. 

Trattasi di un dialogo frequente, che dimostra tutta l’anima del conducente di lussuoso fuoristrada, intento spesso a chieder via, negli affollati corsi Mazzini, Stella, Cappello, Zambelli, Sottoriva, Emilei e altri, o nella gremita piazze delle Erbe, delicatamente premendo le terga dei passanti con il lucido e scintillante muso del lussuoso fuoristrada medesimo; parimenti, è palesata la disposizione soavemente contemplativa del passante scaligero:

 

(gentil passante) 

Sa Urtito, Vandalo?

“O appartenente a un’antica popolazione nomade dedita al saccheggio, per quale motivo premi così insistentemente le mie terga, senza che io abbia a ciò espresso un libero consenso?”

 

(cordial suvàro/a)

Sa Urlìto, Vècio?

“Per quale mai ragione intensifichi l’emissione della voce, o antico di giorni?”

 

(gentil passante)

Sa ‘Uto? Vainmona!

“Cosa desideri? Recati al luogo dal quale uscisti il dì della tua nascita, e del quale hai certamente una conoscenza vaga, onirica e approssimativa a causa della tuo costante, intensa e proficua dedizione al più sfrenato onanismo; ciò è noto a chiunque, anche a me, ed appare evidente dal tuo comportamento e dai tuoi tratti somatici; dunque, approfitta del provvidenziale invito e recati colà”

 

(cordial suvàro/a)

…ma Séghete l’Usèl col Vero!

“Approfittando delle taglienti estremità d’un utensile in vetro, recidi alla base il tuo virile membro: ciò ti gioverebbe, ed io caldeggio una tua immediata scelta in questo senso”

 

(gentil passante)

…no te lo Sé che ghè Una Via?

 “Ignori forse l’esistenza, in questo ameno luogo per il quale vai or ora transitando, della pubblica strada, sulla quale anche i pacifici viandanti hanno diritto di poter deambulare senza ricevere incomodi di sorta, e senza essere premuti nelle terga?”

 

(altro passante)

Sìga, Urleghe Vainmona…

“Digli a gran voce, in modo chiaro e senza ambiguità di sorta, di recarsi prontamente al luogo ecc. ecc.”

 

(cordial suvàro/a)

Sèngalo! Ustionàdo! Vicentìn!

“O tu, che hai avuto nobili natali in un popolo fiero e libero, proveniente dalle steppe dell’Est, che va diffondendo ovunque la propria millenaria cultura nei territori dell’Unione Europea grazie al trattato di Schengen, e che percorre su romantiche roulotte la nostra bella Europa, vivendo all'avventura di ciò che la generosità del luogo offre al suo sostentamento! O tu che susciti la mia pietà, poiché ti vedo ferito a causa del contatto tra l’epidermide e una materia rovente che ne ha distrutto l’epitelio! O tu, che sei originario della bella Vicenza, e di tale magnifica città hai le costumanze!”

 

(gentil passante)

… tàsi, che te sì Semo/a come Un Vedèl!

“Abbi la compiacenza di osservare un rispettoso silenzio al mio cospetto: come appare chiaro non solo a me ma anche a tutti coloro che abbiano l’avventura di imbattersi nella tua persona, le tue abilità cognitive sono indubbiamente pari a quelle di un bovino!”

 

(cordial suvàro/a)

Sfigà, Usa un po’ el Vasìn!

“O tu che sei certamente privo di chiara conoscenza dell’anatomia e della fisiologia dell’apparato genitale femminile, a causa della tua comprovata cittadinanza sodomitica e/o di evidenti difetti di natura, probabilmente d’origine genetica, che tengono da te lontano il gentil sesso, recati ad un piccolo WC in plastica, privo di scarico, generalmente destinato all’uso degli infanti, e là profondi un cospicuo diluvio di materia fecale, all’uso dei più teneri lattanti!”

 

(gentil passante)

te Stùpito Una Volta?

“Non desideri forse addivenire ad un atteggiamento di civile confronto, interrompendo l’ardire della tua loquela, così da permettere un conversare tra noi d’amore e cortesia?”

 

(cordial suvàro/a)

…ma va’ a Sligar Una Vaca…

“Recati ad esercitare le bucoliche funzioni inerenti alla tua romantica e dignitosa professione, liberando con generosità uno sventurato bovino dalla cavezza che lo trattiene, e permettendogli di recarsi al pascolo, libero e felice”

 

(altro passante, al cordial suvàro/a)

Sèmo/a, Urtito un/una Vècio/a?

“Sciocco/a, eserciti indebitamente una sgradita forma di pressione sulle terga di un/una geronte, antico/a di giorni, dal capo canuto, a disperegio della di lui/lei dignità?”

 

(altro passante, tra sé e sé)

Starìa Un’ora a Vardàrla…

“Starei un’ora in assorta contemplazione del lussuoso fuoristrada, o anche della lasciva suvàra che ammicca dall’alto del luogo deputato alla guida del medesimo, con generosa scollatura, carnose labbra e sguardo che chiaramente allude ad alte qualifiche professionali delle quali gradirei davvero poter fare immediata e gratificante, completa esperienza”.

 

(altro passante,

rivolto al/alla gentil passante urtato/a nelle terga)

Spàcaghe Un Véro!

“Infrangi, orsù, con presto movimento, uno dei vitrei schermi che ti separano dalla cordial persona regalmente assisa sul lussuoso fuoristrada, acciò che nulla più s’interponga tra voi due!”

 

(altra passante, al braccio del marito)

Senti, Ugo, Vàrda…

“Ascolta, Ugo, osserva…”

 

(altro passante)

…che Saùgo! el sarà Un Vicentìn!

“Che criticabile persona, totalmente estranea alla natura umana, portatrice di vizi e incorreggibili difetti, intimamente guasta, viziata da genetiche magagne! Dev’essere originaria della ridente Vicenza!”

 

(altro passante)

…el Stava Urtando, Vàrda lì…

“Era intento ad esercitare una pressione sulle terga del suo attuale interlocutore, benché privo del di lui esplicito consenso, l’hai notato? Altrimenti, applica ora le tue facoltà percettive a ciò che sta accadendo, e decodifica rettamente ciò di cui t’ho fatto cenno”.

 

(cordiàl suvàro/a)

Stràson/a! Usuraio/a! Vècio/a!

“Persona senza fissa dimora, priva di residenza e conseguentemente di codice fiscale, vestita d’abiti logori e consunti! O tu dèdito al prestito a interesse, che applichi tassi ben al di là di quelli ammessi dalle vigenti normative in materia, ed esigi anche, con perentorie minacce e criminose intimidazioni, puntuali pagamenti, benché in nulla a te dovuti! O antico di giorni, la cui esperienza corona di saggezza il capo canuto, adornandolo di liete voglie sante!”

 

(gentil passante)

Séngalo! Ungaro! Vicentin!

“O tu, che hai avuto nobili natali in un popolo fiero e libero, proveniente dalle steppe dell’Est, che va diffondendo ovunque la propria millenaria cultura nei territori dell’Unione Europea grazie al trattato di Schengen, ecc. ecc. (vedi sopra)! O tu, che sei originario della bella Ungheria, il che non è un male in sé, bechè sia ovvio che, se tu fossi una brava persona, saresti nato qui a Verona! O tu, che hai patria in quel di Vicenza, e della patria tua hai le costumanze!”

 

(cordial suvàro/a)

...ma Strùca Un Vagonsìn col bìri!

“Anziché altercare con la mia persona, dando cattivo esempio agli infanti che ci stiano avventuratamene ad osservare, comprimi delicatamente un piccolo vagone ferroviario: puoi utilizzare come utensile l’organo di cui Natura t’ha fornito, benché in dimensioni assai ridotte, in vista della procreazione della specie!”

 

(gentil passante)

Sicuro/a? Uto Védar?

“Sei certo di quanto affermi? Non desideri forse constatare di persona quale sia l’effettiva dotazione di cui la Natura ha avuto la compiacenza di fornirmi all’atto della mia nascita? Ne saresti assai sorpreso, a mio modesto parere…”

 

(cordial suvàro)

…tàsi, che te Spusi! Usa la Vasca!

“Abbi la compiacenza di interrompere il tuo eloquio, e osserva al mio cospetto un rispettoso silenzio: infatti, le ghiandole sudoripare che la tua camici inutilmente cerca di nascondere producono una sgradevole emissione che giunge fino a me, e che colpisce sfavorevolmente le mie facoltà percettive. Deduco che ciò sia causato dal ridotto o addirittura mancato utilizzo, da parte tua, degli impianti idrico-sanitari convenientemente installati in ogni civile abitazione; t’invito pertanto a rivedere la tua decisione di non usufruire tanto spesso della loro presenza, e a farne un più corretto e frequente impiego”

 

Il dialogo, a cui frequentemente può accader d’ assistere, ha luogo assai sovente e in vari luoghi cittadini: esso assume fogge varie e pittoresche, che sarebbe assai temerario ardire d’imitare. Quanto sopra, però, basti all’accorto lettore per formarsi una documentata opinione.

 

REPERTORIO FIORENTINO-SCALIGERO

 

Senza Utilità Vera

Senza Un Vantaggio

Senz’altro Una Vergogna


A còssa i serve, digo mi… no l’è che calchidùn le sàpia, èra? 

Ma la suvàra  siòra, che la ghà da ‘nàr de qua fin là, che la mena el butìn al nido che l’è a dosento metri e vinti si e no da casa sua, cossa se ne fàla del gipòn? 

E-l suvàro so marì, che el va da piassa Erbe a piassa Isolo, e’l ghà da parchegiàr… gnànca che l’andésse a le Golosìne (ma là ghe sta i poaréti, no i suvàri!). 

Mah! L’èto capìo, ti?

 

Siamo gli Unici Viventi

Silenzio, Umili Vermetti!


Par che sia cossì che i pensa, i suvàri…

(Parché, i suvàri i pensa?)

 

Sposo Una Velina

Sicuramente Una Vergine


El suvàro, de gnoca el se ne intende… 

l’è la gnoca che no la se ‘ntende de suvàri…

 

Sembra Una Vongola

Simile a Un Vomere

Strani Uccelli Viola

Sale Un Vomito

Strano Ufo Veronese

Simile a Un Vasino

Siringa Usata in Vetro


Ma li gh’avìo vardàdi, i gipòni quéi nòvi? 

I le fa de le face pi’ strane, pi’ stralòce… 

Ma a ti, i te par bei? 

Da ‘ndo sito, da la Giassa? 

Sito el fiol del Tressa? 

L’èto catà, quel dal formàio?

Sìto quel dale sète bonasére?

Elo to fradèl quel là che ciùcia un ciodo?

'Sa ghèto nel servèl, lugàneghe?

Sìto quel che l'ha 'nventà i pìroli de-le serése?

Te pol cagàr sul tuo? O te ghè da cagàrte en man?

Ghe-i èto tri bò, 'na cavàla e nissùn che tìra?

Ma sìto baùco?

Sìto sta ti a sbùsarme el muro?

Ma lo sèto 'sa vol dir S.U.V.? Lési soto!


 

Sono Un Vandalo

Sono Un Villano

Sono Un Vanitoso

Sembro Un Volgarone

Sicuramente un Vessatore

Sono Ursino Verace

Sono Ultrà Vicentino

Sono Un Verme

Sono Un Vigliacco

Sfotto Un Vigile


Da come l’è che-i va in vòlta… se capisse ben! Basta che te vardi cossa che-i fa…

 

Sarà Una Valchiria?

Sarà Una Vestale?

Sarà Una Velocista?

Sarà Una Vigilessa?

Sarà Una Vergognosa?

Sarà Una Vastàsa? ("cose vastàse", scrive Camilleri)

Sarà Una Villosa?

Sarà Una Verginella?

Sarà Una Voluttuosa?

Sarà Una Vagotonica?

Sarà Una Vottàna?

Sarà Una Vittimista?

Sarà Una Visionaria?

Sarà Una Venezuelana?

Sarà Una Veneziana?

Sarà Una Vendetta? 

Sarà Una Veggente?

Sarà Una Virtuosa?

Sarà Una Vampira?

Sarà Una Velina?

Sarà Una Vecchiaccia?

Sarà Una Vogliosa?

Sarà... Un traVestito?


Beh, le suvàre… tute bèle, pituràde, 

tute bionde osigenàde, 

eleganti e ben tiràde… 

a vardarle, certe volte, 

me vien quasi un sospetìn…

 

Sapessi Utilizzarlo Veramente!

Spesso Urto il Vicino

Spacco Una Volkswagen

Schiaccio Un Vecchietto

Stermino gli Ultimi Volatili

Stendo Una Vacca

Stiro Un Viaggiatore

Sfido Un Vitello

Scelgo Una Vittima

Sfregio Una Vespa

Schianto Un Velivolo

Spremo Un Verme

Sfotto Un Vigile


Beh, no ghè gnénte da schersàr, savì… 

i suvàri e le suvàre i va in giro in t’el centro de Verona, che-i l’ha tirà su i Romani de alora e po’ nel medio evo, che le strade i-è stretìne, e varda ti cossa che-i fa! 

L’avìo vista, de recente, ‘na suvàra parchegiàr? 

E tin e tun, de qua e de là, el posto par éla no-l gh’era mia né chì né lì, e varda ben che… adesso el ghè!

E gh’avìo vardà n’dove che i lo mete, le suvàre, el so gipòn? 

Dove che se pòl, no; dove che se passa, gnanca; dove che ghè largo, no; dove che ghè udo, gnanca.

E se’l te urta, el gipòn, el te verse in dò! 

El te schìsa, el te smartèla, el te spòcega, el te sgruma! 

El te spampàna come ‘na vérsa, el te fa el servèl come ‘na panàra!

 

Spreca Un Vagone (di benzina)

Sparge Unto per Via

Spazio Utile Violato

Sparisse Una Volta!

Saltasse Una Valvola!

Sento Una Vertigine

Stavolta Urlo Veramente

Scendo Una Volta

Scendo, Urlo, Vinco

Spacco Un Vetro


Ci l’è, a Verona, che no lo ghà pensà? 

Te si lì che te arìvi da laoràr, e davanti al to garàss… ghè ‘n gipòn! 

Te cerchi parcheggio, che ghe n’è, ma… par tri posti ghè un gipòn! 

E anca meso mal, così te gh’è anca da tornar indrio de cul, te ciàpi drénto el casonéto, ghè el vigile che’l passa e… el te fa la multa a ti (mìa al gipòn…)!

 E te giri ancora, e te ghe anca da pagàrghe el casoneto allo seriffo…

Te te domandi: ma ci èlo sto qua del gipòn? ‘sa fàlo? Cossa el ghà ‘nte la sùca?

 

Sogno Una Villa

Successo Unico Valore

Sfogo Una Voglia

Sciolgo Un Voto

Scoppia Una Varice

Spendo Una Valanga

Schiavo Usato Vendesi

Sono Un Vincitore

Semino Una Volvo

Schianto Un Vaso


El suvàro, spesso, l’è un “vorìa ma no posso”…

 

Sesso Ultra Violetto

Spranga Umida Virile

Succhio Una Verruca

Sguazzo in Una Vasca

Stampo Un Volantino

Stendo Un Velo

Singhiozzavo Una Volta

Starnutisco Umido Vento 

Scopro Universali Verità

Scrivo Un Vaudeville

Sfregio Un Volto

Spando Un Vino

Spello Una Volpe

Sposto Un Verricello

- Scusi, Usa Vasellina? - Spesso Uso Vasellina!


I ghà certe abitudini, i suvàri…

 

Ma ci èi, sti suvàri?


Soldati Uniti di Vercingetorige

Saponi Umidi di Viole

Scriteriati Ultrà Vicentini

Segretarie Usurate dal Vinile

Sepali Urticanti di Verbena

Sindaci Urbani Vilipesi

Stelle Umide di Vino

Sogliole Unte Vendicate

Sassi Utili Volanti

Strani Urlanti Vagabondi

Schegge Umane Villiformi

Spose Ugandesi Velate

Spari Uditi da Vicino

Stinchi Umidi di Verro

Sponde Urbane Vetrificate

Stecche Unite di Viburno

Sandali Usati da un Vecchietto

Segni Ultimi di Vita

Schiavi Usati a Volontà

Spostàti Un po' Violenti

Signore Una Volta

Suore Umiliate Volontarie

Sgombri Usciti dal Vasetto

Sali Usbeki Voluttuosi

Santi Uniti per la Vita

Seta Usata Viola

Sincera Uvetta Viva

Scampi Udenti di Valacchia

Sberleffi Usati per Votare

Spariti Usciti Volatilizzati

Sirene Umili Virtuose

Spaventose Ubbìe di Vanagloria

Squame Usate di Vespetta

Specchi Unti da Viareggio